giovedì 12 giugno 2014

Ghemon: "Più che un rapper, sono un cantante confidenziale"

Lo scorso weekend abbiamo festeggiato 10 anni di MI AMI Festival, dico abbiamo perché quest'anno c'ero anche io dalla parte dello staff sudato e infuocato di Rockit, e passare dall'altra parte della barricata è sempre stato uno dei miei sogni di teenager. Il mio primo MI AMI è stato nel 2007, la cosa bella è che capitava sempre nell'ultima settimana di scuola, così il venerdì facevamo le cinque a bere vokda lemon e andavamo dirette al liceo per l'ultimo sabato di lezione, solitamente un po' sbronze ma felici. Il MI AMI era l'evento dell'anno e non sto scherzando. Lo si preparava scrupolosamente settimane prima: chi avrebbe guidato, cosa ci saremmo messe, per quali gruppi ci saremmo buttate nella mischia e quanti pacchetti di sigarette avremmo dovuto comprare senza farci sgamare dai nostri genitori. Ci sono stati dei MI AMI talmente importanti nella mia vita da dover richiedere sontuosi abiti da cerimonia, sete preziose e scollature profonde. Quest'anno indossavo jeans, T-shirt con aloni di sudore e Nike impolverate. Come si cambia quando si passa dall'altra parte, eh? Tre giorni all'anno dove poteva succedere di tutto: amori furtivi, scazzottate, ritrovare amicizie, cantare sotto la pioggia, farsi rompere la borsa da un musicista, chiedere a Bugo se volesse aiutarmi con la tesina della maturità (spoiler: sì) e limoni come se piovessero uomini. Ho iniziato a scrivere del MI AMI su FOTOLOG (rendiamoci conto dell'assurdità di questa cosa, ma senza riaprire quell'universo parallello pieno di brasiliani)  poi sono passata su questo blog fino a quando l'anno scorso è cambiato tutto. Quest'anno ho spillato più birre che stretto mani, ho imparato a dare il resto di tre birre pagate con 50 euro, ho guardato i concerti dal backstage senza dover limonare nessuno perché -EHI- se c'era qualcuno da limonare per poter andare in backstage, be' quella persona ero io. QUELLA PERSONA SONO IO. Tutto questo per dire che da anni il MI AMI realizza i miei sogni e a volte il sogno è proprio fare parte del sogno. 

Chiacchierare con lui del suo nuovo album «Orchidee», della sua evoluzione da uaglione a uomo (passando anche attraverso il suo armadio) e di quell'enorme tabù che è l'incontro tra la scena rap e quella indie italiana. Brividi. La carpa sarà anche diventata un drago come canta in "Adesso sono qui", ma non scomodatevi a trovare una definizione per Ghemon, lui ha già le idee chiare: cantante confidenziale.


Adesso sono qui dove tu mi hai lasciato, 
tra le mie braccia stringo ciò che sono diventato


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